Afghanistan, ultima trincea

Hanno provato a ridurlo sotto il loro controllo prima gli inglesi, nell’Ottocento, e poi i sovietici, con tutta la potenza di fuoco incontrollata dell’Armata rossa, e sono stati costretti a battere in ritirata. In realtà il cliché non funziona più: i talebani, come spiega Gian Micalessin, possono essere battuti e soprattutto devono essere battuti, ma non rimane molto tempo.
22 APR 09
Ultimo aggiornamento: 11:40 | 10 AGO 20
Immagine di Afghanistan, ultima trincea
Domani, alla Libreria Croce, in corso Vittorio Emanuele II 156 a Roma, verrà presentato il libro "Afghanistan, ultima trincea" di Gian Micalessin, edito da Boroli. Parteciperanno all'incontro il ministro della Difesa, Ignazio La Russa, Monica Maggioni e Fausto Biloslavo.
Micalessin non scrive analisi seduto alla scrivania. Negli anni Ottanta ha fondato con Almerigo Grilz – ucciso poi da un proiettile in Mozambico – e Fausto Biloslavo l’agenzia giornalistica Albatross, che diventò una fonte di primo piano per le notizie dirette dai fronti caldi del mondo, guerre e rivoluzioni, dal Libano alla Cambogia all’Angola. Venticinque anni fa è stato in Afghanistan a fianco dei mujaheddin che combattevano un conflitto senza regole – in certi aspetti simile a quello attuale – contro i soldati di Mosca. Ha visto i bombardamenti dei Mig dalla prospettiva peggiore, da sotto. L’estate scorsa è tornato ancora una volta, come giornalista “embedded” tra i soldati. Prima con i marine americani nella provincia meridionale di Helmand, una delle più violente, una pianura rotta soltanto da qualche canale d’irrigazione che confina con le aree tribali del Pakistan, santuari sicuri dei talebani e dei combattenti arabi di al Qaida. Dove anche i nomi dei fortini d’argilla che riparano i soldati americani, dove non c’è spazio nemmeno per dormire tutti al coperto e si sta con le brande fuori, sono presi di peso dai western: Apache south, Apache north.
Poi è stato con gli italiani, nella zona occidentale del paese, un’esperienza da cui ha tratto anche un documentario andato in onda su Mtv sulla vita dei giovani soldati. L’area sotto la responsabilità italiana confina con l’Iran, un altro confine difficile: armi in entrata per i talebani, e droga in partenza dai coltivatori di oppio; e spesso le due categorie di nemici coincidono. Micalessin per la prima volta in un libro descrive anche quello che per il resto dei media nazionali è meglio tacere, per ragioni di opportunità politica: le azioni di guerra del nostro contingente – come l’attacco furioso alla ridotta di Delaram – non meno intense e rischiose di quelle nelle altre regioni, anche se per ora più rare.
Gian Micalessin
Afghanistan, ultima trincea
190 pp., Boroli Editore, euro 14